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UNA MCLAREN STELLARE

UNA MCLAREN STELLARE

Tutti sappiamo quale sia la storia della McLaren negli ultimi anni. La loro inefficacia è stata sempre attribuita al motore Honda, ma sarebbe riduttivo e troppo semplice spiegare così la loro situazione. Il telaio non era infatti prestazionale come si pensava e anche la scarsa comprensione delle gomme avrà influito.

In questo articolo cercheremo di capire le ragioni per le quali la McLaren sta lentamente tornando ad essere competitiva.

AERODINAMICA RITROVATA

Negli ultimi anni, la McLaren, pur avendo prestazioni mediocri in pista, ha sempre trovao delle soluzioni aerodinamiche interessanti. Molte zone della vettura ricordavano la RedBull, ma altre erano piuttosto inedite. Di tutto ciò non c’è da meravigliarsi visto che il direttore tecnico di McLaren è Peter Prodromou, per anni il braccio destro di Adrian Newey alla RedBull. Soluzioni interessanti che però non hanno mai realmente funzionato, infatti, la McLaren ha raramente fatto bene a Montecarlo, circuito da alto carico aerodinamico, se non per la presenza di piloti esperti come Alonso. Questo perché il pacchetto aerodinamico della McLaren è stato molte volte troppo sensibile all’altezza da terra. A Montecarlo, ad esempio, soprattutto per via dell’asfalto molto “bumpy”, servono sospensioni molto morbide (quindi con molte variazioni d’altezza), che non si possono usare se un componente come il fondo necessita una distanza dal suolo precisa per lavorare. Se i componenti hanno bisogno di un’altezza molto precisa per funzionare, i componenti sospensivi dovranno essere molto rigidi.

Ora questo problema sembra essere stato risolto ed è stato sicuramente un tassello importante per fare un passo in avanti. Un’aerodinamica, quella della vettura 2019, con interpretazioni interessanti, come ad esempio l’ala anteriore (qui sotto). Il Main plain è molto pronunciato e la forma di questo elemento viene estesa anche agli altri flap. Il concetto dell’ala nella parte esterna è simile a quello Ferrari, seppur meno estremo. Hanno però cercato di creare del carico proprio da una conformazione diversa del main plain, più arcuata.

Non è casuale che analizziamo proprio l’ala anteriore perché questa è un componente chiave della competitività dimostrata dalla McLaren quest’anno. Dai test invernali l’ala ha subito più affinamenti e ora è fondamentale per far funzionare correttamente le mescole.

QUESTIONE DI GOMME

Il problema principale di molti team è stato infatti quello di mandare in temperatura le gomme anteriori, contemporaneamente a quelle posteriori. Avere quindi un buon carico anteriore permette di scaldare a dovere la gomma e ciò significa riuscire a sprigionare il potenziale della gomma. La McLaren è, in un certo senso, nella stessa situazione della Mercedes, la quale sappiamo essere dotata di un anteriore veramente molto preciso, che permette ai piloti di spingere molto in inserimento di curva e mandare quindi in temperatura la fatidica gomma.

QUESTIONE DI POWER UNIT

Ovviamente anche il cambio di motore ha fatto la sua parte. I rapporti con la Honda si erano ormai deteriorati e ciò ha compromesso entrambi i team. Con l’arrivo di Renault è arrivata più potenza, ma soprattutto molta più affidabilità, il più grosso tra i problemi della Honda. Infatti la potenza erogabile dalla power unit era piuttosto alta, ma il problema era che nel momento in cui la si andava ad alzare, lo stress sui componenti aumentava tanto da compromettere l’integrità dell’organo di propulsione.

NICCOLÒ ARNERICH