Sala Stampa F1

Un tranquillo weekend….in vettura! C’è vita oltre la Formula1.

Mentre la prima ondata calurosa ammanta parte dell’Europa Mediterranea facendo schizzare termometri ed apparati refrigeranti, e nella comarca Provenza-Alpi-Costa Azzurra si va apparecchiando il Paul Richard per il settimo appuntamento iridato della massima categoria dove si attendono temperature sui 30 gradi, il fine settimana motoristico appena andato in archivio è stato alquanto scrocchiarello sulle due sponde dell’Atlantico.

In Algarve i saliscendi di Lusitani hanno ospitato la seconda prova del Mondiale Endurance, la 8 Ore di Portimao, gara combattutissima nelle rispettive categorie e vissuta per gran parte di lotte in famiglia: le Toyota tra le Hypercar, ma il Team Alpine sino alla fine ha fatto penare i nipponici.

Jota nella LMP2, con lo scatenato Antonio Felix Da Costa che ha voluto, riuscendoci, vincere a tutti i costi sul tracciato di casa, lui che può considerarsi a tutti gli effetti un manico polivalente che in F1 male non starebbe: la lotta tra le verdone ha tenuto tutti col fiato sospeso sino al termine, in una classe che da sempre regala grandi battaglie e sportellate.

Nelle sezione GT, Cavallino sugli scudi, coi Team AF Corse (che gestirà l’approdo di Ferrari tra le Hypercar) e Cetilar a maltrattare la concorrenza.

Oltremare, al confine tra Usa e Canada, nella zona dei Grandi Laghi, è andata in scena la doppia prova della Indycar sullo stradale della Isle Belle…..un asfalto improponibile, vetusto, una pista quella di Detroit tra muretti e specchi d’acqua che ricorda quella della non lontana Montreal, ma che la Formula 1 casserebbe un un baleno. Un tranquillo weekend di paura tra toccate e fughe, sorpassi e crash a muro, con Rosenqvist e la sua Arrow McLaren che se l’è vista brutta quando si è bloccato in curva l’accelleratore della sua monoposto orange-bleu. Musetto distrutto, ricovero precauzionale in ospedale ma niente guai, fortunatamente per lo svedese.

Ma ci pensa un altro nordico, e nostra vecchia conoscenza a vincere Gara 1, sabato: caso vuole sia anch’egli svedese, tal Marcus Ericsson, al primo trionfo a stelle e strisce col Team Ganassi, dominatore in questo avvio di stagione; successo arrivato nel finale quando era in testa l’australiano Will Power, scuderia Penske, quella del capo della Indycar e dell’ovale di Indianapolis: dopo la bandiera rossa e con le vetture ferme in pitlane, la contesa riprende, start your engines e……il capofila aussie non riesce a ripartire…No Power…viene sfilato dal gruppo che rientra in pista con il buon Ericsson a comandare il serpentone e poi a vedere per primo la bandiera a scacchi.

Domenica tocca alla squadra di Zak Brown rifarsi dopo il crash di Rosenqvist e centrare il bersaglio grosso con un finale apoteosico del nuovo leader della categoria Americana, il giovane Messicano Pato O’Word:  Speedy Pato è il primo pilota, dopo 7 vincitori differenti, a ripetersi in una stagione che, se in questo ottavo appuntamento avesse trionfato Josef Newgarden, per quasi tutta la contesa in testa, avrebbe registrato il record di 8 successi di altrettanti drivers.

Ed anche in questa gara è stato il problema occorso ad un altro pilota ad agevolare un poco il successo del giovane della Arrow McLaren: tocca al buon Grosjean fermare in pista la propria monoposto coi freni anteriori in fiamme….eh si, un brutto deja vu per lui, ma poca roba fortunatamente in confronto a quanto scampato lo scorso anno. Un ricordo indelebile, e non solo sulla pelle delle sue mani, tanto da vedere Romain schizzare fuori dalla vettura e correre verso un salvifico estintore; ma ci avrebbero pensato comunque i commissari, presenti nei pressi dell’accaduto. 

Alessandro Sala

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