Sala Stampa F1

ROLAND ED AYRTON…..COSÌ UGUALI.

Se una persona non ha più sogni, non ha più alcuna ragione di vivere; sognare è necessario, è uno dei principi della vita, anche se nel sogno va intravista la realtà.” ..una famosa frase di Ayrton Senna.

Sogni appunto, di poter realizzare quello che tanto si è desiderato, quello che spesso sembra quasi impossibile, lontano, irraggiungibile. Tutti abbiamo i nostri sogni, così come ROLAND e AYRTON, chi come AYRTON quello di raggiungere l’Olimpo, sempre alla ricerca della continua perfezione e con l’ossessione per la vittoria; chi quello di cimentarsi tra e con i più grandi, come ROLAND, il ragazzone Austriaco della porta accanto, sempre sorridente, disponibile, tanto il suo sogno lo ha già raggiunto, toccato con mano, indipendentemente dal risultato. Si è guadagnato una breve esperienza in Formula 1, da puro uomo di sport, giusto per toccare il cielo con un dito.

ROLAND e AYRTON, legati per sempre da un unico, amaro e triste destino, quello di Imola 1994, un weekend nefasto per la F1, per l’automobilismo e per tutto lo sport in generale, ma non solo. AYRTON diviene ancor più leggenda, contro il muro del Tamburello, ed il sogno di ROLAND si interrompe una curva più in là, sullo stesso circuito e con quelle tremende immagini della testa reclinata dentro il casco, che riportava i colori della bandiera austriaca, ed appare quasi inverosimile come, grazie a quelle terribili sequenze, ancora oggi lo ricordiamo: un pilota allora semisconosciuto, ma consegnato all’immortalità delle corse.

ROLAND e AYRTON legati dal fato beffardo, AYRTON che avrebbe voluto onorare Roland, vincendo il Gran Premio di San Marino e sventolando durante il giro d’onore una bandiera austriaca, lasciata alla postazione dei commissari, proprio alla curva del Tamburello, poco prima del via. Tuttavia il destino aveva già deciso un diverso e ben più tragico epilogo anche per l’asso brasiliano e proprio, ironia della sorte, al Tamburello, dove finì la sua corsa. Così li vogliamo ricordare, l’ultimo arrivato, ROLAND, destinato forse a fare la comparsa nelle ultime file dello schieramento,  quello che dentro il paddock forse in pochi avrebbero riconosciuto, alla guida di una monoposto sconosciuta ai più, ma sempre sorridente con il suo faccione ed i suoi capelli ricci.

AYRTON il campionissimo, la leggenda, l’immortale AYRTON, quello che per molti non è mai morto in quel fatale incidente, quello che per molti non può morire, perché è AYRTON SENNA. L’eroe che subito dopo il terribile schianto, in un ultimo sussulto della testa dentro il suo casco giallo, si avviava a diventare leggenda, dopo che tutti tirando un sospiro di sollievo pensammo: “è vivo” si è mosso.

Due carriere diametralmente opposte: AYRTON l’idolo delle folle, quello delle imprese leggendarie come Donington 1993 o quello in trance agonistica, quasi mistica, di Montecarlo 1988; e ROLAND quello che aveva appena esaudito il suo sogno, dopo tanti sacrifici e che aveva come obiettivo terminare almeno una gara.

AYRTON che veniva pagato per correre, ROLAND che aveva pagato per sedersi all’interno di una monoposto di F1 (aveva il denaro per sole 4 gare); è grazie a questa tenacia che l’austriaco riuscì a realizzare il suo sogno, quello di correre nella categoria regina, quando aveva ormai compiuto 33 anni. Un sogno appunto, finito contro il muretto della variante Villeneuve, un pomeriggio di un giorno qualsiasi di tarda primavera. Il ragazzone che il giorno del debuttò in Formula 1 era al settimo cielo, solo per il fatto di essere finalmente riuscito a coronare il suo sogno.

Non importava che ci fosse arrivato tardi e che guidasse una modesta Simtek, lui la F1 se l’era guadagnata con il sudore della fronte, e di diritto se la meritava più di tanti altri arrivati solo per la valigiapiena di danaro, dopo aver mostrato buone cose prima in Europa e poi in Giappone. Ha pagato un errore con un destino crudele, era appena entrato nel Circus e n’è uscito senza lasciare traccia, se non dolore.

Imola 1994 ancora oggi una ferita aperta che fa male, troppo male, un ricordo nitido, un turbinio di paure ed emozioni, un fine settimana che nessuno dimenticherà e che ha legato ROLAND e AYRTON per sempre, indissolubilmente. Rudolf Ratzenberger, padre di Roland, in una famosa intervista dichiarò: “ Roland in fondo è andato via facendo quello che sognava, desiderava e amava più di ogni altra cosa, ed il significato della sorte che ha accomunato lui ed Ayrton, il più famoso pilota del mondo ed il meno famoso, ci indica che di fronte alla vita ed alle sue tragiche fatalità, in fondo, tutti gli uomini sono uguali.”

A noi, per una volta,  piace ricordarli così, ROLAND ed AYRTON, legati dallo stesso crudele destino, simili nell’esorcizzare le loro più profonde paure, nell’essere eroi ognuno alla propria maniera; intenti sino alla fine a realizzare il loro sogno, il ragazzone “normale” ed il “campionissimo”….vivi per sempre….nei nostri ricordi.

Davide Cacciotto   

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