Sala Stampa F1

PIRELLI, DA FARNE DI TUTTI I COLORI A DARE I NUMERI

PIRELLI, DA FARNE DI TUTTI I COLORI A DARE I NUMERI

Un gran bel giramento di testa. Che confusione, sarà perchè giriamo. E non ci consumiamo, non degradiamo, più che gomme per cancellare pneumatici da cancellare. Unica sosta, un solo pitstop? Stop, pietà.

Giusto dopo il rinnovo dei voti nuziali tra la Formula 1 ed il fornitore italo-cinese o cino-italiano che dir si voglia sino al 2023, l’argomento gomme resta sempre caldo, rovente, niente termocoperte come la Mercedes al posteriore in un finale di stagione arroventato anche dalla querelle cerchi forati.

 

Prossimamente le termocoperte spariranno, i geniacci delle rispettive scuderie dovranno studiare al meglio il modo per mandare in temperatura le copertura con cui si scenderà in pista. Giù la bolletta, su la temperatura. Resta l’atavico problema che nonostante gli sforzi di tutti, sti pneumatici un se consumano. Non degradano. Ma cooperano al degrado dello spettacolo di una F1 stile processione senza brividi, carosello con pochi sorpassi, che già l’aerodinamica dalla passata stagione ha influito e non poco a togliere il sale dalle tavole asfaltate.

Ogni santissimo weekend di gara farcito di strategie, di analisi e ipotesi su colore e calore delle ruote da utilizzare, sognando pitstop a manetta rutilanti Gran Premi.  E invece no, che siano Hyper, Ultra, Super, Mega, Stra- morbide, rosa, fucsia, rosse, gialle, fatte di tutti i colori, le mescole portate in pista hanno generato il medesimo effetto: gare monososta a ripetizione salvo rarissimi casi. E c’è già chi vorrebbe rendere obbligatoria una doppia fermata ai box per ravvivare il tedioso can can motoristico. E magari mantenere la brutta abitudine di cambiare le pressioni stabilite  durante il fine settimana.

Sarebbe tuttavia il caso di smetterla con soluzioni artificiali ed artificiose per migliorare lo spettacolo, già il DRS o ala posteriore mobile che dir si voglia, le limitazioni al numero dei motori ed al generale sviluppo delle monoposto durante l’anno,  insieme ad altre diavolerie hanno snaturato la vera essenza di una Formula 1 ormai telecomandata, fatta e rifatta che neanche un chirurgo estetico. Per quanto si spremano le meningi i geni che progettano le vetture, e che spesso partoriscono autentici gioiellini, le neonate F1 vengono praticamente soffocate nella culla.

Si sbandiera ai 4 venti che Pirelli realizza i differenti compound sulla base del feedback che riceve da piloti e team, dai test dedicati allo sviluppo degli pneumatici che fortunatamente sono aumentati di numero ma, a mio modestissimo modo di vedere, a poco hanno portato. Per non parlare delle coperture da bagnato che, assieme all’idiosincrasia di girare o gareggiare con la pioggia, mettono sovente sul banco degli imputati Pirelli&c.

Passeremo dal ventaglio multicolor di questa stagione alla numerazione della prossima, con minima riduzione del numero di mescole che in ogni gara resteranno 3 e verrano denominate morbide, medie e dure. Ed il primo assaggio c’è già stato nella 2 giorni di test ad Abu Dhabi, che hanno consegnato agli archivi la stagione 2018 e mandato in pista le mescole per la prossima.

Meno graining, meno blistering, mescole più dure e maggior possibilità di assistere perennemente all’unica fermata. Apposto! E molti dei piloti che hanno saggiato gli pneumatici 2019 laconicamente hanno ammesso che….non c’è molta differenza, e che durano.

Dubito duri la pazienza degli spettatori. Una gomma?