Sala Stampa F1

MCLAREN, LAMBORGHINI….E IL RIMPIANTO DI AYRTON.

La stagione 1993 di Formula 1, verrà ricordata per certi avvenimenti che segnarono il futuro stesso del Circus. Sotto il punto di vista sportivo, si registrò il ritorno di Alain Prost, dopo un anno sabbatico, al volante della Williams-Renault, monoposto che nel 1992, permise a Nigel Mansell, con una superiorità disarmante, di vincere il suo primo e unico Titolo Mondiale, grazie soprattutto ad una elettronica esasperata e all’utilizzo delle famigerate sospensioni attive.

La stagione 1993 sarà ricordata anche come l’ultima di Ayrton Senna alla McLaren, una McLaren non più dominante, non più il Team di riferimento, dopo la fine del ciclo Honda, che permise ad Ayrton di vincere i suoi 3 Titoli iridati, ed il successivo abbandono della stessa casa nipponica.

In molti non sanno che la storia avrebbe potuto essere differente, rispetto a come poi in realtà andarono i fatti. Una storia fatta di tradimenti, malumori, delusioni e rimpianti…che cambiarono e non poco la storia McLaren, segnando inevitabilmente anche il destino del pilota brasiliano.

Un Ayrton divenuto nel frattempo sempre più nostalgico, silenzioso, sguardo triste e malinconico, perso nei tanti pensieri e scontento per le ultime deludenti stagioni, ma che comunque in quel 1993, al volante di una McLaren equipaggiata dal poco competitivo motore Ford Cosworth V8, riuscì a cogliere ben 5 successi, che non appagarono tuttavia la sua voglia di riavere nuovamente tra le mani, una monoposto competitiva.

Il Carioca si rese protagonista, forse, della sua migliore stagione, con perle di rara bellezza, come Donington 1993, rimasta per sempre negli annali della F1; ma questa è un’altra storia,  dove uomo e auto diventano un tutt’uno, in una sorta di trance agonistica, dove l’impossibile diviene realtà, e dove anche il fato interviene beffardo, giocando con le scelte di chi avrebbe potuto cambiare l’esito sportivo delle stagioni successive e il destino di un uomo, che sarebbe divenuto ancor più leggenda nel 1994.

La storia che sarebbe potuta essere ma non fu, inziò a metà 1993, quando la Chrysler, allora proprietaria della Lamborghini, per rilanciare l’immagine del marchio italiano, apparsa un po’ sbiadita dopo un periodo di forte crisi finanziaria, pensò che uno dei modi per rilanciarlo, fosse proiettarlo nel massimo campionato automobilistico e renderlo vincente.

Fu così che si pensò alla McLaren, in vista di una collaborazione per la stagione 1994.

Un patto, una stretta di mani che avvenne al Salone dell’Auto di Francoforte a metà settembre 1993, tra Ron Dennis, il presidente Chrysler Bob Lutz ed il capo del settore sportivo della Lamborghini, Daniele Audetto. Lutz ed Audetto cominciarono ad organizzare e organizzarsi, incoraggiando il brillante Ing. Mauro Forghieri ad attenersi alle indicazioni di Senna, per migliorare la guidabilità e la potenza del propulsore.

Il motore di base era quello utilizzato durante la stagione dal Team Larrousse, un V12 aspirato realizzato sotto la direzione tecnica dell’Ing. Mario Forghieri, che in quanto a potenza erogata non era certamente inferiore ai Ferrari e Renault, tanto che la proposta fu ritenuta interessante dallo stesso staff McLaren, che adattò subito un telaio della Mp4/8 per poter ospitare il V12 di Sant’Agata Bolognese, con l’obiettivo di testarne la competitività in un test privato, organizzato sul circuito portoghese dell’Estoril.

Ayrton scese in pista al volante di una McLaren priva di sponsor, i tempi segnati impressionarono il pilota brasiliano, quel motore gli aveva consentito di abbassare di quasi due secondi il tempo del tracciato dell’Estoril, specialmente dopo alcune modifiche da lui richieste e subito realizzate dalla Lamborghini.

Era entusiasta, finalmente avrebbe potuto battersi ad armi pari con le Williams Renault pigliatutto, imbattibili nel 1992 e  nel 1993.  Il brasiliano tre volte Campione del Mondo, totalmente deluso ed insoddisfatto del motore Ford che equipaggiava la sua vettura in quel 1993, aveva identificato nel motore costruito dall’ex progettista della Ferrari, Mauro Forghieri, quello più adatto a fornirgli l’arma del possibile successo nel 1994.

Dopo quel test, Senna aveva tutte le risposte ai suoi tanti dubbi, finalmente con un motore competitivo, la McLaren potrà tornare a recitare un ruolo da protagonista nel 1994, un ruolo che gli spettava di diritto, a lui, il migliore, per tornare sulla vetta e riprendere quel discorso interrotto nel 1991 (stagione del 3° Titolo di Ayrton) con l’obiettivo dichiarato di eguagliare il record dei 5 Titoli Mondiali  di Juan Manuel Fangio.

Ma Ayrton non aveva fatto i conti con la parola “Business”, già, tutta “questione di Business” disse allora Ron Dennis;  una decisione inspiegabile, incomprensibile e che si rivelerà una delle più infelici del Manager Inglese: una sera, venendo meno ad un accordo (mancavano soltanto alcuni dettagli contrattuali da mettere per iscritto) con la Lambo, per la fornitura del V12, con una lapidaria telefonata, a Sant’Agata Bolognese, decise oltre che il futuro del proprio Team anche quello di un uomo, Ayrton Senna.

La McLaren, alla faccia della correttezza, comunicava che aveva tacitamente firmato un contratto con Peugeot per la fornitura gratuita dei propulsori francesi a partire dalla stagione 1994: con la casa del Leone si impegnava a garantire alla squadra anche un importante contributo economico, “questione di Business” appunto.

Una decisione di cui Ayrton non venne neppure informato precedentemente, e fu questo che lo fece andare su tutte le furie; lui che aveva tanto spinto per un accordo con Lamborghini, lui che aveva dato così tanto alla McLaren e in un momento così decisivo per il futuro suo e del Team, non era stato neppure tenuto in considerazione ed interpellato.

Il seguito è quasi un thriller, un prologo di quello che sarebbe stato il terribile 1994.

Sentendosi tradito da Dennis, a quel punto Senna, arrabbiatissimo, decise di mollare la McLaren prendendo accordi con la Williams, per sostituire l’acerrimo nemico Alain Prost, oramai prossimo al ritiro, dopo la conquista del suo 4° alloro Mondiale.

Finalmente Ayrton sarebbe approdato alla migliore scuderia, ed avrebbe avuto a disposizione la miglior vettura; il sogno inseguito da almeno 3 stagioni si era realizzato, la caccia al tanto agognato record di Fangio, poteva finalmente riprendere.

Tutti sappiamo come purtroppo andò a finire…..Oggi a quasi 28 anni di distanza da questa serie di eventi, viene da chiedersi: se Ron Dennis avesse rispettato i patti, avremmo assistito ad una storia sportiva differente? La McLaren sarebbe ritornata al top e soprattutto Ayrton Senna sarebbe ancora qui con noi a raccontarci magari dei suoi epici duelli con Michael Schumacher ?

Interrogativi che purtroppo rimarranno tali, ma che spalancarono ancora di più le porte dell’essere leggenda ad Ayrton Senna, che nel 1994 sarebbe divenuto l’immortale…..per sempre.

Davide Cacciotto   

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