Sala Stampa F1

La Macchina del Tempo – Juan Manuel Fangio

Juan Manuel Fangio da molti considerato uno dei più grandi piloti di sempre, forse addirittura il migliore, negli anni in cui, correre in auto, significava essere dei veri e propri temerari, sfidare la morte, giro dopo giro.

Corridore completo, seppe distinguersi anche in competizioni a ruote coperte: da ricordare i suoi numerosi piazzamenti alla Mille Miglia, al Nürburgring nel 1955 e alla 12 Ore di Sebring nel 1956 e nel 1957,  «Non ho mai pensato all’auto come a un mezzo per conseguire un fine, invece ho sempre pensato di essere parte dell’auto, così come la biella e il pistone.» diceva.

Si afferma con merito anche in Formula 1, categoria al vertice delle competizioni automobilistiche, istituita dal 1950 per individuare, con un campionato di Gran Premi, il miglior pilota d’auto da corsa al mondo.

Abilità, capacità di guida, intelligenza e determinazione non comuni in un corpo basso e massiccio: la superiorità di Fangio è tale che solo a sentirlo nominare si prova  soggezione, molti gli attribuiscono una potente forza mentale.

Il suo dominio sportivo si concretizza in pista, quando vedere il Maestro all’opera fa venire i brividi, per Stirling Moss è il più grande pilota di tutti i tempi, lo definisce “Semplicemente un Dio!!!”

Numeri incredibili quelli dell’Argentino, disputò 52 gp, vincendone 24, ottenendo 29 pole position e salendo per 35 volte sul podio.

Il suo record di 5 titoli mondiali resistette per 48 anni e fu superato solo nel 2003 da Michael Schumacher e detiene tutt‘ora la più alta percentuale di pole position realizzate in carriera oltre ad essere stato a 46 anni il corridore più anziano ad avere conquistato un titolo mondiale.

È il 1950 quando l’Alfa Romeo lo chiama per correre nel primo Campionato Mondiale di Formula 1.

Dopo un esordio non fortunato a Silverstone, nel secondo appuntamento stagionale a Monaco, l’argentino conquista il suo primo Gran Premio con un giro di vantaggio, quell’anno, Fangio lotta per il titolo contro il compagno di squadra Nino Farina fino all’ultima gara a Monza, ma sarà l’italiano ad avere la meglio.

Il suo primo alloro iridato arriva nel 1951, quando al volante dell’Alfa Romeo primeggia su tutti con cinque podi e tre vittorie.

Con il ritiro della casa milanese dalle competizioni, Fangio inizia la ricerca della macchina migliore passando da un team all’altro.

Un grave infortunio in Formula 2 lo costringe a non correre nel ’52, ma nel 1953 torna in pista con la Maserati chiudendo il campionato in seconda posizione.

Nel 1954 la Mercedes tornò alle corse in grande stile e ingaggiò Fangio accanto al giovane Stirling Moss.

Ma la favolosa W196 non fu pronta per l’inizio del campionato, così l’argentino partecipò alle prime due gare con la Maserati 250F, vincendole entrambe.

La Mercedes esordì al GP di Francia sul circuito di Reims, un’altra vittoria per Fangio, poi una battuta d’arresto a Silverstone ma altri due successi al Nürburgring e al GP della Svizzera gli consegnarono il secondo titolo mondiale.

Nel 1955 il duello con Alberto Ascari terminò improvvisamente con quel tuffo a Montecarlo e, tre giorni dopo, la morte del campione milanese a Monza durante un test, e il successivo ritiro della Lancia e la non particolare competitività della Ferrari, lasciarono le Mercedes senza rivali, Fangio tenne a distanza Moss e, aggiudicandosi sei gran premi, incamerò il terzo campionato del mondo.

Ma la stagione fu segnata soprattutto dal disastro della 24 ore di Le Mans dell’11 giugno 1955 in cui una Mercedes 300 SLR in un incidente, volò nella tribuna del traguardo, provocando una strage, 84 morti e 120 feriti.

La Mercedes al termine della stagione si ritirò dalle corse.

Per la stagione 1956  Juan Manuel Fangio approdò quindi a Maranello e i favori del pronostico erano tutti per lui, l’unica rivale, nemmeno troppo lontana, era la Maserati  di Moss, fu una stagione difficile, molto sofferta, dove Fangio riuscì a vincere il campionato, però solo grazie al supporto della squadra.

Perché, come consentivano i regolamenti dell’epoca, in tre occasioni gli altri piloti cedettero la propria vettura all’argentino, rimasto appiedato per problemi meccanici. Luigi Musso in Argentina, Peter Collins a Montecarlo e, soprattutto, di nuovo Collins a Monza, all‘ultima gara.

L’inglese era lui stesso in lotta per il titolo ma scelse ugualmente di rinunciarvi. Fangio e Ferrari avevano due caratteri fatti apposta per scontrarsi furiosamente, così alla fine della stagione i due si separarono.

Il suo carattere schivo e diffidente penalizza i rapporti con la Scuderia, dove l’attaccamento all’azienda è fondamentale: non lega molto con Enzo Ferrari e l’anno seguente ritorna alla Maserati.

In questa fantastica annata, affronta praticamente da solo team del calibro di Ferrari e Vanwall.

E’ infatti l’unico pilota della sua squadra a partire dalla pole, a vincere, a compiere giri veloci e, con una sola eccezione, anche l’unico a salire sul podio, tutto questo lo incorona del suo quinto titolo mondiale.

E’ nel ’57 in Germania, sul massacrante circuito del Nurburgring, che Fangio disputa quella che viene considerata la sua gara più bella.

Sesto appuntamento stagionale: prima della corsa il campione argentino osserva bene le mosse tattiche della Ferrari, secondo lui le vetture del Cavallino Rampante compiranno l’intero Gran Premio senza rabboccare carburante, decide così di partire scarico di benzina con gomme morbide, sarà costretto a fermarsi durante la corsa per rifornire e dovrà sostenere un ritmo molto elevato per recuperare il tempo di fermata ai box.

In gara, Fangio si ferma all’ 11° dei ventidue giri previsti, in quel momento è in testa e con 30 secondi di vantaggio sulle Ferrari di Mike Hawthorn e Peter Collins, ma le difficoltà che i suoi meccanici incontrano per la sostituzione di una gomma gli fanno perdere una marea di secondi.

Rientra in gara in terza posizione con circa 50 secondi di ritardo da Collins, ora secondo, Fangio non perde la calma e progetta un recupero incredibile: nelle successive dieci tornate batte per ben nove volte il record sul giro, al 21° raggiunge e sorpassa Collins, poi vede Hawthorn, lo mette nel mirino e prima di concludere la stessa tornata lo supera all’interno di una curva a sinistra, mettendo due ruote sull’erba.

È un suo vecchio trucco: solleva un polverone che disorienta l’avversario. Inarrestabile, il campione mantiene la testa della gara sino al termine.

Alla fine dichiara: “Non ho mai corso così velocemente in tutta la mia vita, e penso che non sarò mai più in grado di farlo”.

Dopo un 1958 anonimo, il pilota argentino si ritira dalle competizioni, Fangio lascia il mondo delle gare con un palmares eguagliato e superato solo quarantotto anni più tardi da soli due grandi campioni: Michael Schumacher nel 2003 e Lewis Hamilton nel 2019.

Davide Cacciotto