Sala Stampa F1

La Macchina del Tempo – Jim Clark e la leggendaria Monza 1967

Ancora oggi Jim Clark è considerato tra i migliori piloti di sempre, Campione dei 2 mondi, in F1 2 Titoli mondiali con 25 vittorie, 33 pole position, 32 podi e 28 giri più veloci, più una vittoria alla mitica 500 miglia di Indianapolis.

Jim Clark è stato l’Ayrton Senna degli anni Sessanta, formidabile sul giro secco, imprendibile quando riusciva a partire in testa, se ne è andato via troppo presto, vittima di un incidente di cui le cause non sono mai state completamente svelate, varie ipotesi, nessuna certezza ma tutti ricordano ancora la sua gara migliore, la fantastica rimonta nel gp di Monza nel 1967.

Quel GP rimarrà nella storia, la gara più bella del Campione Scozzese, divenuto leggenda subito dopo.

In qualifica la pole position va, come era ormai quasi una prassi, alla Lotus-Cosworth di Jim Clark, affianco a lui partiranno Jack Brabham su Brabham-Repco e Bruce McLaren.

Ma la vera bomba è proprio tra le mani di Jim Clark. Sulla nuovissima Lotus ha esordito al Gran Premio d’Olanda il nuovo V8 Cosworth DFV: un propulsore innovativo, semplice e potente, realizzato grazie ai cospicui finanziamenti Ford e destinato a diventare il motore di maggior successo nella storia della F1.

Jim non può sapere che quell’otto cilindri cambierà per sempre il futuro della Formula 1, ma sa che la vettura vincente è tra le sue mani.

I problemi di affidabilità di un progetto nuovo gli hanno condizionato l’annata, sa che quest’anno  non potrà diventare Campione del Mondo per la terza volta, ma la vittoria di tappa deve essere sua.

Senza le varianti e con la semplicissima aerodinamica delle Formula 1, prive di alettoni, Monza è una gara fatta da lotte ruota a ruota tra loro, di scie e velocità altissime.

Dopo la partenza si crea subito un gruppetto di testa formato da Brabham, Gurney, Hill, Clark, McLaren, Stewart e Hulme,  Jim non ci mette molto a farsi largo e dopo pochissimi giri è già in testa, seguito dal suo compagno di squadra Graham Hill.

Sembra tutto facile per lo scozzese, nettamente il più veloce in pista, tanto che anche la meccanica sembra finalmente poterlo supportare al meglio, dopo le delusioni di tante gare precedenti.

Già, tutto sembra filare liscio fino al 12° giro, quando Jim si trova a vedere un film già visto: le vibrazioni aumentano e si accorge subito cosa sia successo: la sua posteriore destra si sta sgonfiando, riesce subito a rientrare ai box per sostituire la ruota, ma negli anni 60 la sostituzione non può che essere laboriosa e lunga, così tanto che all’uscita dal “pit stop” la Lotus numero 20 si ritrova in quindicesima posizione, staccata di un giro dalla testa della corsa, ereditata dall’altra Lotus di  Graham Hill.

“Per Clark è finita” pensano in tanti a quel punto, ma di certo non Jim che appena riparte inizia a prodursi in una rimonta che ha dell’incredibile, giro dopo giro si compie la rimonta, a suon di giri veloci lo scozzese inizia a risalire posizioni.

In una ventina di giri, complici anche il ritiro di qualche rivale davanti, si installa in quarta posizione, mentre nella sua furiosa rimonta Jim è riuscito anche a sdoppiarsi. Sembra che il Gran Premio d’Italia debba essere un festival delle vetture giallo-verdi di Chapman, ma i colpi di scena si susseguono ancora senza sosta.

Il capoclassifica Graham Hill è costretto al ritiro per un guasto al motore e tutto è nuovamente in discussione: i giri alla fine sono soltanto nove e una gara dominata dal Team Lotus, sembra ormai irrimediabilmente compromessa.

Nel frattempo, nelle posizioni di rincalzo, Clark ha completato la sua rimonta riprendendo la coppia Brabham- Surtees ed impiega solo due giri per “divorare” entrambi. Jim è riuscito nell’impossibile: ha recuperato un giro intero riprendendosi la testa di una gara che sente sua. Siamo al 61° dei 68 giri previsti ed il pubblico è invisibilio per lui.

Passano sei giri di quello che ormai sembra una marcia trionfale, tra gli alberi secolari del Parco e quando solo sei chilometri separano Clark dalla corona d’alloro, la sua Lotus inizia a “tossire” e rallentare: sembra mancare la benzina, come se dal box avessero sbagliato i calcoli al momento di riempire i serbatoi.

La beffa è incredibile: Jim all’ultimo giro si vede passare da Surtees e Brabham che si giocano la gara in una volata che alla fine vedrà vincitore Surtees. Nonostante il rallentamento finale, Jim ha appena chiuso terzo la gara più bella della sua carriera, dominata senza vincere.

Nonostante un atroce scherzo della dea bendata, quel giorno con la superiorità messa in mostra in pista, il futuro è tutto dalla parte di Clark e della Lotus.

Sembra l’inizio di un nuovo dominio, schiacciante e scontato, già, sembra, perchè purtroppo il destino ha altro in serbo.

Il 7 aprile 1968 Jim Clark 32 anni, in una gara di Formula 2 ad Hockenheim, esce di pista centrando un albero e morendo sul colpo, il 1968 segnò così tragicamente la fine di un epoca con la morte del pilota Jim Clark, del pilota, non certo della leggenda. Perchè l’immortale Jim Clark era già nato un giorno di Settembre dell’anno prima, nel verde del Parco di Monza e così come Ayrton Senna, se ne andato facendo quello che amava: correndo.

Davide Cacciotto