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Il Gran Premio di Monaco, gara tra chi ha fatto meno errori. L’analisi del fine settimana di Montecarlo.

Prima vittoria di Verstappen a Monaco, che in scioltezza porta la sua Redbull dalla partenza alla bandiera a scacchi senza grossi patemi.

Un’occasione sprecata dalla Ferrari, che avrebbe potuto vincere e dominare il fine settimana monegasco con Leclerc, portando le rosse ad un’ipotetica doppietta   1° e 3° posto. Ma con i se e con i ma non si va da nessuna parte, anche se a questo giro un se è obbligatorio dirlo. A mio avviso la leggerezza del Team di Maranello di non aver ispezionato a dovere il retrotreno della vettura n°16 è incomprensibile, a questo livello di competizione non puoi permetterti ciò. L’impatto con le barriere all’uscita delle Piscine ha compromesso tutto l’asse trasversale del retrotreno andando a danneggiare il semiasse. L’errore grave nasce dal fatto che Leclerc non è riuscito nemmeno a completare un giro di prova prima di arrivare in griglia di partenza.

Ciò mi ha portato a pensare che il giunto di collegamento tra il semiasse ed il cambio fosse al limite della rottura, e qui il dubbio: ma con un’indagine ad ultrasuoni forse si sarebbe potuto individuare il danno, sostituiendo il componente, senza prendere penalità e potendo quindi partire dalla Pole. Anche perché da questa indagine si poteva provare eventualmente la rottura, evitando polemiche su un possibile cambio di componenti durante il Parco Chiuso. A mio avviso Leclerc in qualifica non ha commesso un errore, ha spinto ed è arrivato al limite nel primo tentativo; e nel secondo l’ha superato, fine dei commenti, i piloti devono portare il “mezzo” al limite, ed in alcuni casi superarlo per estrarre il massimo della performance.

Un Gran Premio che si è rilevato, come sempre nelle ultime stagioni e con le monoposto più ingombranti di sempre il classico trenino.

Veniamo a chi ben si è comportato nel weekend del Principato: Norris, Sainz, Vettel e Giovinazzi; e dentro ci metto anche Bottas. Bottas ha mostrato un buon passo, sia in qualifica che in gara, prima del problema al pitstop che ne ha causato il ritiro. Decisamente forte nei primi 15 giri negli scarichi di Verstappen, poi ha mangiato letteralmente le gomme anteriori, vedendosi costretto ad alzare il passo gara. Ma ha mostrato come le modifiche apportate all’assetto da parte di Mercedes, più adatto al suo stile di guida (più aggressivo sull’anteriore), abbiano pagato sul giro secco, che a Montecarlo è il 70% del lavoro.

Norris continua a far bene, dimostrando come la MCL35M sia una monoposto solida, con il forfait di Leclerc e Bottas, la 3° posizione è arrivata abbastanza facilmente, ma ciò non sminuisce la forza della McLaren che, con una livrea rievocativa, ha sciorinato un gran potenziale, come ai tempi che furono. Solido soprattutto in qualifica rispetto a Ricciardo il britannico fresco di rinnovo con la scuderia di Woking, che in questo appuntamento non ha brillato, ha sofferto tanto in qualifica e di conseguenza, in gara, venendo addirittura doppiato dal compagno.

Sainz ha confermato il suo ottimo adattamento alla FS21 con il primo podio al volante della Ferrari, è probabilmente il miglior pilota tra quelli che hanno cambiato sedile rispetto alla passata stagione. Ottimo passo in qualifica ed ottima performance in gara, non prendendo rischi e portando a casa una solida 2° piazza. C’è da dire che sta lavorando molto bene e questa sua grande crescita potrebbe impensierire non poco Leclerc.

Vettel costruisce una mezza magia: nel primo stint di gara non segue da vicino il ritmo di Hamilton, ne quello di Gasly che viaggiava innanzi ai due iridati; gestisce le gomme, attende, e quando rientrano ai box per la sosta sia Lewis che successivamente il francese dell’AlphaTauri, riesce ad incrementare il proprio ritmo, per entrare nella finestra dell’overcut al momento della sua sosta. Ciò dovuto anche al fatto che sull’asfalto di Monaco se riesci a preservare le gomme, sei poi in grado di sorpassare con un ritmo migliore rimanendo in pista.

Giovinazzi: un weekend solidissimo per il pugliese che porta l’AlfaRomeo in Q3, si qualifica 10°, in partenza è autore di un soprasso stupendo in esterno al Mirabeau (Curva 5), su Ocon. In gara mostra un buonissimo ritmo rimanendo però bloccato alle spalle dello stesso Ocon, che con una strategia diversa l’aveva superato al pitstop.

Perez, premiato dalla strategia di rimanere in pista più a lungo, e dalla consueta capacità del Messicano di gestire e conservare gli pneumatici, scavalca Vettel, Hamilton, Gasly: in buona sostanza attua il piano di battaglia previsto per Hamilton, parte 9° e riesce ad arrampicarsi sino alla 4° piazza.

Proprio grazie alla strategia, anche Stroll partendo 13° è arrivato 8° montando dal semaforo verde le gomme dure, che hanno dimostrato di funzionare meglio del previsto. Una scelta che pochi team hanno adottato ad inizio, gara, intendo quelli fuori dalla Top 10.

Mercedes: Un fine settimana totalmente atipico per loro, in difficoltà con le temperature basse; premessa importantissima: Montecarlo non è una pista per Mercedes, qui hanno sempre sofferto. Quest’anno poi si è manifestato maggiormente il problema di portare nella giusta finestra di esercizio le gomme, fondamentale su questo circuito atipico trovare il perfetto grip all’anteriore, per avere un ottimo inserimento in curva. Dal giovedi al sabato durante le prove libere, hanno confrontato diverse soluzioni di assetti che, come anticipato precedentemente, per Bottas hanno funzionato bene, per Lewis invece la situazione è peggiorata sessione dopo sessione. La sua W12 era praticamente piantata sull’anteriore, molto rigida, quasi a dimostrare di  avere un ritardo nel raggiungere la giusta finestra di temperatura d’esercizio, una finestra che mi è sembrata molto piccola, e quindi molto difficile da mantenere nell’arco di più tornate.

Il dubbio che qualcosa tra pilota e muretto non abbia funzionato a dovere in questo weekend viene dalle parole di Lewis, che è sembrato abbastanza “incazzato” per non aver ricevuto, trovato l’assetto che aveva indicato. Ciliegina amara sulla torta  si è rivelata la strategia: chiaro come i raggi del sole ad inizio gara che Lewis avrebbe fatto un stint più lungo rispetto a chi lo precedeva, infatti stava amministrando il distacco da Gasly per poi, al momento della sosta, aumentare il ritmo, salvo successivamente ed improvvisamente cambiare strategia ed entrare per primo in pitlane. Un undercut che non c’è stato perché Gasly nel giro di rientro di Lewis ha guadagnato mezzo secondo, ciò che gli è servito per rimanergli davanti al pitstop. Una strategia che a mio modesto avviso è stata cambiata in corsa, forse la crisi di gomme di Bottas ha dato un segnale errato, influenzando la scelta per Hamilton, il quale dopo il pit non si è risparmiato nel commentare la scelta e di chiedere come mai si ritrovasse alle spalle di Gasly; poi sapete bene com’è andata la gara, con il Campione del Mondo abbastanza piccato del fatto che non avesse funzionato l’undercut.

Veniamo al problema patito da Bottas: è da inizio stagione che Mercedes sull’anteriore destra evidenzia un problema, può esserci un legame con l’usura e quindi con il modo di guidare del finlandese, molto più aggressivo di quello del compagno ed in tracciati dove l’anteriore destra è messa dura prova, soffrendo un’usura maggiore; questo ha portato l’asse anteriore della monoposto numero 77 a far registrare temperature maggiori e soprattutto sbilanciate, che probabilmente a portato al surriscaldamento del dado della ruota compromettendone l’integrità.

Complice anche un posizionamento non perfetto in piazzola, Toto Wolff ha poi dichiarato che per qualche centimetro Valtteri sia arrivato fuori posizione, e questo potrebbe aver contribuito alla “fresatura” del dado ruota.

Prossimo appuntamento il Gp dell’Azerbaijan a Baku, circuito particolare, un cittadino veloce, con una sezione centrale che tutti abbiamo conosciuto in questi anni. Forse la pista euro-asiatica potrebbe rivelarsi interessante e propizia per Redbull e Ferrari, forse Mercedes soffrirà un po’ meno di Montecarlo, ma il tracciato che affaccia sul Mar Caspio non è uno di quelli dove recentemente abbiano brillato le Stelle d’Argento.

Fulvio Vigilante

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