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I CAVALIERI DEL RISCHIO – RUDOLF CARACCIOLA

Rudolf Caracciola, un nome che echeggia da un lontano passato, così lontano che alle nuove generazioni non dice nulla o quasi, eroe di un tempo in cui fare il pilota rappresentava una vera sfida, contro se stessi, contro le leggi della fisica. Tempi sfocati in cui i veri eroi erano anche in pista, veri temerari, cavalieri del rischio, che sfidavano le proprie capacità, contro ogni pericolo che rappresentava spesso una sfida mortale….letale.

Agli albori delle competizioni automobilistiche appunto, un nome troppo spesso dimenticato, appartenente ad un passato lontano e per questo poco o nulla acclamato, ma a cui le imprese epiche di quegli anni e le vittorie rendono ancora oggi merito. È stato uno dei più grandi se non addirittura il più grande tra i piloti d’anteguerra, il più grande interprete dell’Automobilismo degli anni che precedettero la nascita del Campionato del Mondo di Formula 1.

Unico driver a vincere più di una volta (1935, 1937 e 1938) il Campionato Europeo d’automobilismo, l’espressione massima del motorsport di quel tempo, quando ancora la F1 non esisteva, e primo non italiano a conquistare la Mille Miglia. Una carriera lunghissima quella di Rudolf Caracciola, contrapposto ad avversari del calibro di Tazio Nuvolari, Achille Varzi, Bernd Rosemayer e Juan Manuel Fangio.

Pilota completo come pochi, veloce in ogni condizione, sia sull’asciutto che sul bagnato e per questo soprannominato il „mago della pioggia“, eclettico per ogni tipo di competizione, abile su ogni tipo di circuito, grande conoscitore della meccanica. Di lontanissime origine italiane, Rudolf nacque a Remagen (Germania) il 30 Gennaio 1901, e sin da giovanissimo mostrò una grande passione per le auto e per le competizoni automobilistiche in particolare.

La grande occasione arrivò negli Anni ’20 (1923), quando venne assunto in Mercedes, come venditore d’auto per conto della casa Tedesca, in una concessionaria nella città di Dresda. Purtroppo gli affari non andarono benissimo, e per sua fortuna non si affermò certo in questo ambito, il destino aveva altro in serbo per lui: grazie alla Mercedes inizierà quella che sarà una storia leggendaria. Giovanissimo e ben prima di entrare in Mercedes, Rudolf si cimentava già in pista, assecondando quella che era la sua grande passione, le gare.

Nel 1926, la svolta, grazie alla propria passione ed alle capacità mostrate in pista, riuscì quasi per gioco, per sfida, a convincere l‘allora Direttore Generale Mercedes, a concedergli una possibilità, partecipare al volante di una Mercedes al prestigioso Gp di Germania sul difficile circuito dell’Avus. Verrà accontentato, avrà la sua occasione di dimostrare di cosa sia capace. Ed è qui che darà prova di tutta la sua classe cristallina, in condizioni di asfalto mutevoli, dopo un inizio di Gran Premio in salita, per via di problemi alla sua Mercedes che lo costringeranno a partire dall‘ultima posizione.

Una gara da tregenda, la pioggia, gli incidenti occorsi a tanti suoi colleghi, persino la morte di un cronometrista a bordo pista a seguito di un incidente in gara. Caracciola nel frattempo, passato in testa alla gara, sembrava avviato ad una grande vittoria, quando la sua Mercedes iniziò a soffrire di un problema tecnico. In preda alla disperazione, quando ormai era vicino al vincere la sua personale sfida, il pilota fù costretto ad andare subito ai box e nonostante una lunghissima sosta, quando tutto sembrava perduto, per via del troppo tempo perso per la riparazione, Rudolf tornò in pista mostrando tutta la sua classe. Caracciola da lì in avanti fu una furia, rendendosi protagonista di una rimonta a suon di sorpassi: la vittoria doveva essere sua, gli apparteneva. E così, dopo ben 3 ore di gara, dopo aver attraversato il traguardo completamente esausto, venne a sapere che aveva incredibilmente vinto il Gp di Germania.

Dopo questa vittoria leggendaria la sua carriera esplose definitivamente, raggiungendo l‘apice negli anni a venire. Nel 1928 rivinse il GP di Germania, stavolta al Nürburgring. L’anno successivo, con l’abbandono da parte di Mercedes delle competizioni, Rudolf passò all’AlfaRomeo, con cui vinse un’altra edizione della gara di casa, risultando però solo terzo nel Campionato Europeo. L’esperienza in Alfa durò tuttavia solo un anno, tanto che nel 1933 fondò una scuderia privata, acquistando delle AlfaRomeo con cui partecipare al prestigioso Gran Premio di Monaco.

In prova Rudolf  ebbe la certezza, sulla propria pelle, che quel pericolo tanto fiutato e sfiorato in pista, assaporato da molti suoi colleghi, esisteva ed era reale. In seguito alla rottura dei freni alla curva del Tabaccaio, Caracciola subì un gravissimo infortunio che lo segnò per tutta la vita; ne uscì menomato nel fisico, con una gamba più corta dell’altra, ma non nello spirito, nella voglia di ritornare in pista, di primeggiare, di rischiare, dopo un lunghissimo periodo di convalescenza.

In quegli anni di battaglie tra le vetture tedesche Mercedes, Auto Union e l’Italiana AlfaRomeo, Caracciola fu uno dei simboli di quell’era, insieme al talentuoso e sfortunato compatriota Bernd Rosemeyer e all’Italiano Tazio Nuvolari. Proverbiale fu la sua intesa professionale con Alfred Neubauer, il direttore sportivo Mercedes, un binomio che portò a numerosi successi. Dopo un 1934 di progressivo recupero psicofisico, il pilota tedesco tornò ai vertici dell’automobilismo mondiale.

Caracciola si ristabilì e tornò alle gare di nuovo con la rientrante squadra della Mercedes-Benz, vinse nella stagione sei gare, tre delle quali costituivano le prove del Campionato Europeo (Belgio, Svizzera e Spagna) che riuscì a conquistare al termine della stagione. L’anno dopo alla guida di una Mercedes poco competitiva si dovette accontentare di qualche piazzamento e di due sole vittorie, una delle quali  però ottenuta nel prestigioso Gp di Monaco.

Nel 1937 con la nuova macchina Caracciola tornò a dare spettacolo: partecipò a quattro delle cinque gare in programma per il Campionato Europeo, ottenendo tre vittorie ed un secondo posto che gli valsero il titolo a fine stagione.

Ma è nel Gennaio del 1938, che accadde un episodio che segnò la carriera di Caracciola, al volante della Mercedes W125, sull’autostrada Francoforte-Darmstadt, ottenne il record di velocità su strade pubbliche, record tuttora imbattuto, ad una velocità di oltre 430 Km/h. Purtroppo però la giornata fu funestata da una tragedia, nel giorno in cui Auto Union e Mercedes si sfidarono a suon di primati di velocità, per stabilire chi tra la casa dei quattro cerchi e la marca preferita dal Fuhrer, Adolf Hitler, fosse la più rapida.

A guidarle i due migliori piloti teutonici dell‘epoca: Bernd Rosemeyer e Rudolf Caracciola. C‘era vento quel giorno, non costante, ma forte, abbastanza da infastidire la prova dei due piloti. Vento che sarà la causa del drammatico incidente che costò la vita al giovane e promettente Bernd Rosemeyer, che al volante di una Auto Union perse il controllo del mezzo, rimanendo ucciso sul colpo. Rudolf  patirà molto la scomparsa di Rosemayer, di cui aveva grande stima e rispetto, un amico-rivale, come lo considerava lui stesso.

Il 1938, iniziato in maniera nefasta, sarà anche l’anno del terzo ed ultimo titolo Europeo con la vittoria nel Gp di Berna, i secondi posti a Reims ed al ‘Ring, oltre al terzo a Monza. L’anno seguente, 1939, nonostante una splendida vittoria nella gara di casa, non riuscirà a cogliere un magico ed irripetibile tris consecutivo nel Campionato Europeo, a causa di vari problemi tecnici, ma soprattutto per via dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale, che interromperà ogni attività.

Terminato il 2° Conflitto Mondiale, nel 1946 Caracciola, che nel frattempo aveva trascorso il periodo bellico nella tranquilla e neutrale Svizzera, tornò finalmente in pista. Per festeggiare la fine del conflitto e la vittoria degli Alleati, venne invitato, assieme ad altri colleghi Europei, ad Indianapolis e qui in prova ebbe un drammatico incidente che lo costrinse per un lungo periodo in ospedale, dopo essere uscito da un lungo coma. Sopravvisse e ritornò per l’ennesima volta in pista anche se conscio che probabilmente i giorni migliori erano passati, e giovani come Alberto Ascari e Juan Manuel Fangio si stavano affacciando prepotentemente per raccoglierne l’eredità.

Ma sarà un incidente in una gara a Berna nel 1952 che metterà fine alla sua carriera. A causa di un bloccaggio di una ruota, uscì di pista e patì un bruttissimo incidente, tale da costringerlo per quasi un anno alla pressoché totale infermità. Sarà l’episodio che di fatto chiuderà definitivamente la sua lunga e prestigiosa traiettoria agonistica. Il ritiro non cancellò certo le sue imprese, come quella dell’Avus 1926, la corsa più bella della sua carriera, i suoi record di velocità ed i suoi numeri ancora oggi incredibili, 204 gare portate a termine e 144 vittorie.

Neppure la sua temerarietà, determinazione ed il suo coraggio infinito potranno essere cancellate dal tempo che passa e dopo la sua morte, avvenuta nel 1959 in seguito ad un’infezione al fegato, come non ricordare le parole del leggendario Direttore Sportivo Mercedes Alfred Neubauer: “… di tutti i grandi piloti che ho conosciuto,  Nuvolari, Rosemeyer, Moss e Fangio…..Rudolf Caracciola era il più grande di tutti. “

Bastarono queste semplici parole, insieme a numeri incredibili, alla stima dei colleghi ed alle eroiche gesta in pista a dare a Rudolf quello che era di Rudolf, e quello che il tempo, anche se lontano, non potrà mai cancellare.

Davide Cacciotto

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