Sala Stampa F1

FUORI I SECONDI

Una Formula 1 grandi firme. Dove, alla fine, conta il manico. E se le condizioni di gara sono sdruciolevoli, l’incertezza meteo e la manina sul rubinetto di Giove Pluvio favoriscono gare con la G maiuscola come la forza centrifuga che sbatacchia le monoposto odierne nelle curve degne di tal nome; se l’insipienza di organizzatori che riasfaltano la pista a ridosso dell’evento e la mancanza di comunicazione tra Fia, Pirelli e quant’altri relega i protagonisti ad un tranquillo weekend di paura, beh non c’è da stupirsi che alla fine ad esaltarsi siano i “grandi”, gli “esperti”, gli “scafati”, i piloti con la P maiuscola.

E che i secondi annaspino, si dimenino tra pozzanghere ed umide trappole, girino su se stessi come trottole impazzite, non riescano a controllare i bolidi tra le loro mani. Mentre i galloni, i gradi gerarchici, la tecnica e la stagionata esperienza dei “primi” disegnano sull’asfalto, qualunque esso sia, le giuste traiettorie e decretino alla chiusura delle contese le graduatorie più veritiere.

Per una F1 troppo artificiale ed artificiosa, limitata e castrata, con lo sviluppo chiuso a doppia mandata in un cassetto e le genialate tecnologiche celate a forza in uno scrigno. Tutto deciso a tavolino, strategicamente noiosa, salvo inattese variabili meteorologiche; pitstop a comando numericamente ignoti solo quando qualcuno dal cielo solletica le nuvole. Allora sì che ci divertiamo, ci destiamo da sonnachiose domeniche motoristiche.

La pista, i circuiti non mentono, e le meteore asfaltate entrate solo in questa emergenza nel calendario 2020 hanno divertito, piloti e spettatori. Impianti veri le new entry, alcuni di loro trasudano storia e sono stati in un recente passato, teatro di epiche battaglie; nastri asfaltati che disegnano traiettorie incredibili con le vetture più potenti di sempre, con questi mostri a 4 ruote che all’alba del 2022 saranno pensionati. Così come Portimao, Imola, Mugello, Nurburgrung, Istanbul non faranno parte della geografia 2021 della F1, salvo sorprese. E ci risorbiremo piattumi asfaltati senz’anima.

Tuttavia, quello che mai cambierà è vedere i migliori e più titolati drivers primeggiare, occupare le posizioni che contano in classifica, essere i protagonisti di gran premi combattuti, incerti, con infiniti passaggi ai box, strategie impossibili, condizioni climatiche variabili. I titoli, i galloni, l’esperienza contano e conteranno sempre, le sante manine ed i piedini tosti faranno la differenza. Ed i secondi, alla fine, saranno sempre dietro, se non fuori.

Alessandro Sala