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Fermi tutti! L’evoluzione dei Pit Stop.

Sei hai letto il titolo di questo articolo probabilmente in qualche parte del mondo una valida squadra di meccanici ha impiegato lo stesso tempo per fare un PitStop in una gara di Formula 1, l’intervento rapido dei meccanici per sostituire gli pneumatici arrivati a fine vita è un mix di tecnologia allo stato dell’arte, prestazioni fisiche e mentali. Un connubio di tanti fattori che devono creare una sincronia perfetta nei movimenti.

1 Agosto 2021, Gp d’Ungheria: con il tempo di 1,88 secondi la RedBull sulla vettura di Max Verstappen effettua il cambio degli pneumatici più veloce della stagione, il connubio perfetto di tanti automatismi frutto di tanto lavoro e conoscenza tecnica si è realizzato. Ad inizio Luglio la FIA aveva emanato delle nuove normative tecniche per andare ad introdurre un tempo minimo per i Pit Stop; questo nuovo emendamento doveva entrare in vigore proprio dalla gara di inizio Agosto a Budapest, ma poi la Federazione è tornata sulle proprie decisioni posticipando queste nuove regole alle gare successive alla pausa estiva, precisamente dal Gran Premio del Belgio.

L’organo di controllo internazionale ha deciso di emanare dei provvedimenti in merito perché dei commissari avevano il sospetto, secondo loro fondato, che dei Top Team fossero riusciti ad automatizzare più del dovuto questa procedura fondamentale nelle determinanti fasi di gara, andando a cozzare con uno degli articoli del regolamento tecnico, precisamente l’articolo 12.8.4; tutto questo poteva rendere meno sicure le operazioni al box durante la sostituzione, venendo meno anche la sicurezza nella corsia prima della fase di rientro in pista.

Evitare più incidenti possibili, l’obiettivo è questo, la sicurezza prima della competizione. L’idea della FIA è quella di scartare il più possibile l’errore, favorendo un corretto fissaggio della ruota al mozzo, e tutto ciò viene controllato tramite dei sensori appositamente realizzati. Pit Stop del genere con queste tempistiche da primato saranno difficili da ripetere, ma i tempi fatti registrare ad esempio in Brasile non si differenziano troppo da quelli precedenti.

Ma andiamo a scoprire come si è arrivati ad avere prestazioni del genere.

Come dicevamo, per realizzare questi capolavori deve esserci un fondamentale equilibrio tra tecnologia e prestazioni umane, sia fisiche che mentali. Agli albori della Formula 1 un cambio gomme meno rapido era un fattore meno determinante, tant’è vero che potevano impiegare un tempo superiore a volte anche ai 30 secondi; ora è uno dei fattori chiave, un momento determinante quando si gareggia sul filo dei decimi di secondo. I primi Pit Stop con un’organizzazione di rilievo furono introdotti dalla Brabham negli anni ’80: rifornimento e cambio gomme diventavano una parte strategica della gara stessa, da quel momento in poi cominciò un miglioramento continuo. A causa di numerosi incidenti durante il refueling, queste operazioni furono successivamente bandite e reintrodotte solamente nel 1994 e fino al 2010, quando il cambio ruota più rapido possibile è tornato ad essere esiziale. Tecnologia evoluta, pratica costante per velocizzare i meccanismi, con prove anche di 1000 Pit l’anno, piloti che devono fermarsi il più possibile dentro i limiti della piazzola per evitare di far spostare i meccanici addetti: tutti fattori vitali da sincronizzare il più possibile per realizzare l’operazione perfettamente.

Il primo elemento chiave che negli anni ha subito dei cambiamenti è stato l’adozione di pistole differenti; si tratta sempre di utensili ad impulsi, ma presto si scoprì che tutto doveva essere ottimizzato per usare questi componenti al meglio. Uno dei fattori decisivi fu l’adozione per le pistole di una miscela di gas in luogo della comune aria compressa. All’inizio l’azoto, poi altri elementi favorirono l’incremento della velocità di serraggio del dando, diminuendo la viscosità degli organi interni dell’attrezzatura. Successivamente vennero modificate le impugnature, sagomate ad hoc per ogni individuo per avere un maggiore grip meccanico migliorando anche e soprattutto l’ergonomia.

Successivamente la zona dei box deputata all’arresto delle rispettive monoposto venne disegnata a terra con linee di demarcazione; con l’avvento della sempre migliore  tecnologia, l’area d’intervento e di conseguenza le relative operazioni di cambio gomme vengono monitorate da telecamere installate nella parte superiore dei totem posizionati sopra la vettura durante i Pit Stop. Questi video vengono creati sia per una questione di sicurezza, sia per analizzare questa fase particolare di un evento in pista ed eventualmente apportare ulteriori migliorie alle operazioni. Tutte queste fasi e le relative azioni dei meccanici vengono monitorate da laureati in medicina dello sport, in particolare biomeccanici, per garantire il massimo delle prestazioni da parte dei singoli operatori.

Un’ulteriore salto di qualità negli anni è stato fatto grazie a unità tecniche di controllo elettroniche, in pratica dei sensori applicati in alcuni punti specifici; in particolare sono proprio questi aiuti elettronici che hanno portato la FIA a sollevare il problema della sicurezza. Un computer monitora i sensori in tempo reale, è in grado di sapere quando l’auto è sollevata da terra, quando le ruote vengono rimosse e quando i dadi ruota sono di nuovo serrati, mandando un segnale verde ad operazione completata sia sul totem sopra la vettura ma a volte anche nei caschi degli operatori addetti al Pit. Ora, con le nuove norme della Federazione Internazionale un segnale manuale degli operatori alle pistole viene dato tramite un’indicazione fisica agli addetti dei due sollevatori.

Questi sensori collegati agli elementi meccanici, secondo la Commissione Tecnica, erano in grado di segnalare anzitempo il completamento delle operazioni, sfruttando il tempo di reazione dei meccanici incaricati di sollevare la vettura e soprattutto del pilota, per completare del tutto l’operazione. Anche le ruote, i dadi di serraggio ed i mozzi sono stati soggetti ad una costante evoluzione negli anni, con essi i materiali utilizzati. Dall’alluminio per i dadi ruota al titanio per il mozzo. I team preparano i loro meccanici in fabbrica con aree apposite di prova fedelmente riprodotte, un Pit Stop può valere una Gran Premio in certi casi, serve tutta una squadra operativa che si muove in sincrono per ottenere il miglior risultato possibile.

In questi casi, come pochi altri l’unione fa la forza.

Alessandro Rossi

 Pics Pitstop GPBrasile by Hasan Bratic

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