Sala Stampa F1

EPOPEA D’ARGENTO – MERCEDES W196

Il mese di Luglio 1954 sancì che la Germania era tornata ai vertici dello sport, eventi importanti che ne segnarono la rinascita e la ripresa economica dopo la tragedia della 2^ Guerra mondiale, come la vittoria della Mercedes W196 di Juan Manuel Fangio al Gp di Francia e la conquista della Coppa Rimet da parte della nazionale Tedesca di calcio.

In campo automobilistico la Mercedes si riprendeva quel predominio tecnico che aveva esercitato, per gran parte degli anni 30, il tutto grazie all’avvenieristica W196 dalle affascinanti carrozzerie carenate, un’auto che denotava studi aerodinamici impensabili per gli altri partecipanti al Mondiale.

Inizialmente però in certi circuiti, quelli più lenti e tortuosi, gli ingombri e il peso di tale struttura si trasformò in un handicap. Fangio già da tempo aveva sollecitato i suoi tecnici a realizzare una monoposto più convenzionale, a ruote scoperte, più leggera e maneggevole e più adatta per questo ai circuiti più tortuosi. Detto, fatto. Al Nurburgring le W196 si presentarono con la nuova carrozzeria “a sigaro” e tornarono imprendibili con Fangio imbarazzante, dall’alto della sua superiorità, ma nessun campione, come ammetteva lo stesso Argentino, poteva andare lontano senza una macchina perfetta.

Restava sempre la possibilità di utilizzare la carrozzeria carenata al posto di quella tradizionale a ruote scoperte, certamente più efficace dal punto di vista aerodinamico, sensibilmente più pesante ma parecchio più competitiva sui circuiti più veloci, visto che la sua forma permetteva di raggiungere velocità maggiori all’aumento dell’efficienza. Sulla W196 tutto era all’avanguardia, dal telaio in magnesio, alle sospensioni con semiassi oscillanti, dai freni fino alla carrozzeria carenata, che dava un grande vantaggio appunto sui circuiti veloci come Reims e Monza. La perfezione tanto ambita fu di fatto raggiunta: i piloti della Casa di Stoccarda avevano a disposizione tre configurazioni diverse di telaio, il motore, un 8 cilindri in linea da 2.5 litri, venne potenziato fino a raggiungere la soglia dei 290CV.

Juan Manuel Fangio non ebbe rivali e vinse il Titolo mondiale. L’unico che avrebbe potuto tenergli testa, Alberto Ascari, considerato l’avversario “alla pari” dell’Argentino, era rimasto tagliato fuori a causa del grande ritardo con cui la sua nuova monoposto, la Lancia D50 era stata approntata dalla casa Torinese.

Di fatto la monoposto si vide in pista solo a fine stagione, in tempo per permettere al pilota Italiano di dominare il Gp di Spagna, una gara in cui Fangio si era presentato già campione, quindi senza motivazioni particolari; il duello con Ascari e con la Lancia, di fatto, non c’era mai stato.Un vero peccato perché due giganti come l’Argentino e l’Italiano e due grandi vetture, all’avanguardia e innovative, come la W196 e la D50, avrebbero dato vita a uno scontro titanico.

In vista della stagione 1955 la Mercedes ingaggiò Stirling Moss, giovane, audace e ambizioso, l’inglese era considerato il miglior talento emergente della sua generazione. Quell’anno la Lancia era chiamata a dimostrare tutto il suo potenziale, di contro la Mercedes tolse subito ogni dubbio con una competitività disarmante. Ma la svolta, drammatica, della stagione avvenne a Montecarlo, quando uno spettacolare incidente mise fuori gara Ascari, volato in mare alla chicane del porto per cause mai chiarite.

Ricoverato precauzionalmente in ospedale, Ascari, uscito illeso, quattro giorni dopo avrebbe trovato la morte durante un test a Monza, mentre provava una Ferrari Sport, dell’amico Castellotti, al solo scopo di esorcizzare la paura del volo di Montecarlo e rimettersi subito al volante di un’auto da corsa. La tragica perdita di Ascari, convinse Gianni Lancia, dopo gli infruttuosi ed ingenti investimenti effettuati sulle competizioni a ritirare la sua Scuderia e a cedere tutto il materiale ad un certo Enzo Ferrari.

Di fatto il tutto sancì di li in avanti, il dominio netto ed incontrastato della Mercedes, senza più rivali, con Fangio nuovamente Campione del Mondo alla fine del 1955. Ma fu proprio a fine 1955, in seguito al terribile incidente causato proprio da una Mercedes SLR, alla 24 ore di Le Mans, in cui morirono più di 80 persone, che a fine anno la casa Tedesca si ritirò dalle corse.

Così fini l’epopea delle frecce d’argento, dei leggendari modelli W25, W125, W196 e dei Piloti Rudolf  Caracciola, Juan Manuel Fangio, Stirling Moss (soprannominato il Re senza corona) e del loro condottiero Alfred Neubauer (corpulento e storico dirigente), che decise di andare definitivamente in pensione, chiudendo di fatto un capitolo leggendario della storia delle corse.

Davide Cacciotto