Sala Stampa F1

CORTOCIRCUITO, L’ANNO CHE VERRÀ ED UN CALENDARIO 2021 EXTRALARGE.

Finalmente pubblicato quel che dovrebbe essere il calendario 2021 Formula 1, una sorta di “anno zero” dopo un 2020 tribolato, corso in gran parte in Europa, riscoprendo tracciati, alcuni storici, tutti bellissimi, come Mugello, Imola, Portimao, Istanbul e rinunciando al ritorno di Zandvoort ed allo sbarco in Vietnam.

Per il Mondiale che verrà, il più ricco di date ed il più dilatato nel tempo, con ben 261 giorni tra il semaforo verde del venerdì di Melbourne e la bandiera a scacchi di Abu Dhabi, ci saranno le novità Olanda ed Arabia Saudita, mentre non compare nessun riferimento ad un GP ad Hanoi, dopo il suo inserimento nell’originario calendario 2020.

L’annus horribilis che sta per finire, sperando che non porti strascichi nel prossimo, ci ha permesso di tornare, per moltissimi solo attraverso le immagini della FOM, sulle colline del Santerno per il GP dell’Emilia-Romagna ad Imola, di scoprire il Mugello nel GP della Toscana, di far conoscere il portoghese Portimao ai tifosi più giovani e di tornare in quell’Istanbul Park molto amato dai piloti: i molti appassionati che sognavano un ritorno in F1, in pianta stabile, di questi appuntamenti, resteranno però probabilmente delusi.

Nel calendario 2021 non c’è traccia di Imola, Mugello, Portimao ed Istanbul.

Saranno 23 gli appuntamenti previsti, con la conferma di Zandvoort e l’inserimento di Jeddah in Arabia Saudita, che dopo aver ospitato la Formula E, conquista anche la penultima tappa del Circus Iridato; unico spazio vuoto, confermata la pausa estiva per non sovrapporsi alle Olimpiadi, quello del 25 Aprile, dove non ci sono accenni al Vietnam, ma si lascia la porta aperta ad eventuali pretendenti.

Imola, unica ad essersi esposta al riguardo sui social, ci spera, ma l’euforia dell’appena passato GP di Emilia Romagna non deve far dimenticare le regole del gioco, che prevedono un’importante tassa a carico dei circuiti ospitanti: certamente la Regione potrebbe fare la sua parte, ma in una stagione normale, in cui c’è un solo spazio per tanti pretendenti, bisognerà fare i conti con avversari ostici, Portimao e Istanbul in testa, senza dimenticare la pressione politica che potrebbe esercitare la Ferrari per il suo Mugello.

A questo punto, la domanda sorge spontanea: “Può l’Italia permettersi di ospitare in pianta stabile i tre GP corsi in questo 2020?

La risposta, a mio avviso, è un lapidario NO.

Monza, teatro del GP d’Italia, trova risorse da importanti contributi del Comune di Milano, Regione Lombardia e da delegazione locale e Nazionale dell’Automobil Club (AC Milano e ACI); se a livello di amministrazioni locali, anche Imola e Mugello potrebbero ricevere un aiuto similare, non è detto che l’ACI possa garantire a tutti parità di trattamento, visto già il grande sforzo fatto per il circuito Brianzolo.

Altro nodo da sciogliere sarebbero poi gli importanti investimenti che sarebbero richiesti ai due circuiti pretendenti allo slot del 25 Aprile: solo per Imola si parlava di circa 60 milioni da dividere tra strutture interne ed esterne, adeguando vie di fuga, migliorando logistica, viabilità e ricettività alberghiera, cifra che si andrebbe a sommare a quanto necessario per ospitare la tappa del Mondiale.

Restando in tema di aiuti locali, impossibile non notare la totale assenza di una tappa in terra tedesca, nonostante lo strapotere della Mercedes che da più di un lustro pone la stella a tre punto in cima ad ogni classifica, sgretolando record ad ogni stagione: Hockenheim e Nurburgring non possono ricevere aiuti dai Land in cui si trovano, ne alcun altro sussidio pubblico, pertanto le società che li gestiscono non sono riuscite a mettere insieme il budget sufficiente per inserirsi nel già fitto calendario 2021

Sempre in Europa, non colpisce più di tanto la provvisorietà del Gran Premio di Spagna, tappa storica in Catalunya sin dal 1992; le trattative con il circuito catalano, nonostante alcuni contrattempi, dovrebbero risolversi a breve, per portare ad un rinnovo per i prossimi 5 anni.

L’avventura di Portimao invece, pare esser stata una graditissima meteora dopo la riscoperta del 2020: il circuito portoghese proverà a contendere ad Imola la prima tappa europea della stagione, ma al di fuori, si spera, della situazione emergenziale di quest’anno, dovrà anche lui fare i conti con una normalizzazione verso l’alto, che Liberty Media vorrà mettere in pratica riguardo le tasse per ospitare un GP.

Chi non dorme sogni tranquilli è invece Interlagos: il rinnovo della sede di San Paolo per il GP del Brasile non è mai stato cosi lontano, ma a salvare la gara 2021 potrebbero essere i ritardi nella costruzione del nuovo tracciato di Rio de Janeiro (differente da quello già in calendario oltre un quarto di secolo fa), a causa delle proteste degli ambientalisti che non intendono accettare il generoso disboscamento previsto dal progetto. Probabilmente il rinnovo per l’autodromo “Carlos Pace” arriverà, ma per un solo anno, in attesa di sviluppi in quel di Rio.

Spostandosi verso Nord, chi si aspettava, e forse sperava, una migrazione di alcune tappe europee negli USA, favorita dalle radici di Liberty Media, è rimasto deluso: oltre alla tappa di Austin a fine Ottobre, non si fa cenno al tanto pubblicizzato GP a Miami in Florida, che vedeva Hamilton primo sostenitore, né trovano riscontro le voci indicanti un ritorno ad Indianapolis dopo l’esperienza a cavallo tra gli anni ‘90 e 2000.

Menzione doverosa per la new entry Jeddah, in Arabia Saudita, che precede di una settimana l’epilogo stagionale ad Abu Dhabi: da Riyad sono partite tante iniziative per far virare l’immagine che il Mondo ha di quella zona del Pianeta, verso una modernità che stride fortemente con la forte impronta islamica del Paese: quelli di Formula E, la Dakar, Ciclismo ed ora la Formula Uno sono tutti eventi a livello mondiale che, uniti a grandi opere, puntano a cambiare il percepito dell’Arabia Saudita tra gli Occidentali e favorire il turismo. Se sarà un’altra Corea o meno, lo dirà solo il tempo e forse anche il neo sponsor della F1, la compagnia petrolifera Aramco.

In conclusione, il giro del Mondo 2021 del Circus, toccherà come detto, la cifra record di 23 circuiti e 4 continenti: ma perché rimpolpare un calendario già fitto ed impegnativo per gli addetti ai lavori, costretti a stare lontano dalle proprie famiglie per gran parte dell’anno?

Le ragioni vanno cercate, soprattutto dopo questo nefasto 2020, nella necessità di ovviare alle due grandi problematiche che hanno minato la sopravvivenza della Formula Uno.

Da una parte, i ricavi dell’”Azienda” del Circus, che quest’anno saranno certamente in decisa flessione, con perdite che potrebbero assestarsi a fine anno a valori vicini al 40%: aumentare il numero di gare, vuol dire fare cassa con le tasse che pagano i circuiti, cercando di contrastare la contrazione degli introiti dovuta alla crisi planetaria.

Dall’altra, una mera questione di clausole contrattuali con i grandi partner del Circus: i contratti in essere tra LM e F1Group e le aziende che li supportano, prevedono un numero minimo di weekend di gara, pari a 15 per ogni stagione: potersi permettere di rinunciare a ben 8 gare senza infrangere tale condizione, è un buon salvagente per le casse del Mondiale.

A tal proposito, c’è da far notare come la stragrande maggioranza dei contratti che legano la F1 ai vari circuiti ospitanti, preveda pesanti penali per chi richieda l’annullamento di un evento per cause non dipendenti dall’altra parte: tradotto, se la F1 conferma il calendario rispettando tutti i contratti in essere e qualche gara dovesse essere annullata per problematiche legate alla pandemia o altro, il Circus salterebbe il weekend incassando ugualmente una discreta somma, pur senza gareggiare.

Alessio DeMarco