Sala Stampa F1

Circuiti: un lembo di fascino ed adrenalina.

Lembi d’asfalto, dove si scrivono storie leggendarie di uomini; delle macchine straordinarie che pilotano o costruiscono…

Lembi di asfalto come quelli che tutti percorriamo, ogni giorno, camminando, guidando, pedalando… per andare. Ma nel mondo dei motori, quegli stessi lembi si accrescono all’inverosimile, diventano Circuiti: arena delle sfide più esaltanti; teatro dove le paure schiacciano o esaltano; dove le emozioni si espandono all’inverosimile.

I circuiti hanno qualcosa di straordinario. A frequentarli, senza gare, sembrano luoghi abbandonati, preda dell’oblio. Silenziosi, inerti a volte per mesi, anni, inverno ed estate. Ad ascoltare bene, durante questi momenti a volte infiniti di quiete, c’è comunque in essi qualcosa di magico: un’eco di fondo percettibile delle sfide che hanno ospitato. Poi finalmente arriva “quel giorno” in cui si scrive una nuova pagina della storia dello sport. All’improvviso tornano ad essere teatro di duelli, sorpassi, sfide non solo tra uomini, ma alle leggi della fisica, della meccanica, del tempo. Tutto su quei lembi di asfalto; una giostra che senza, non potrebbe esistere.

Il mondiale 2020 ha ridato vita ad alcuni circuiti storici, oltre quelli più nuovi. Sono stati quasi tutti teatro di meravigliosi GP, sia la scorsa stagione che nel passato.

Red Bull Ring (x2)

Hungaroring

Silverstone Circuit (x2)

Circuit de Catalunya

Circuit de Spa-Francorchamps

Autodromo nazionale di Monza

Autodromo internazionale del Mugello

Sochi Autodrom

Nürburgring

Autódromo Internacional do Algarve

Autodromo Enzo e Dino Ferrari

Circuito di Istanbul

Bahrain International Circuit

Outer Sakhir

Yas Marina Circuit

(In rosso i circuiti storici della F1)

Sembra strano, eppure i circuiti costruiti più di 20 anni fa sono risultati ancora nettamente più avvincenti rispetto a quelli moderni. Tutti i nuovi impianti dedicati alle F1 attuali, hanno generato gare opache; per lo più dei lunghi trenini senza colpi di scena, con risultati scontati già dai primi giri.

Ma perché i tracciati di un tempo riescono ancora a essere così interessanti? La risposta è semplice: sono impegnativi. Più il grado di difficoltà tecnico sale, più le differenze tra piloti e auto si accentuano. Ne è esempio recente il circuito di Portimao, costruito nel 2008, ma solo quest’anno solcato dalla Formula 1. Un tracciato bello, disegnato per mettere effettivamente alla prova le abilità del pilota, le potenzialità delle macchine, delle gomme. Il profilo di ogni curva esige una sua differente interpretazione. È questo quello che si deve cercare.

La F1 ha bisogno di circuiti così, non di soluzioni artificiose (ad esempio, DRS) per tentare di rendere le gare divertenti, o meglio, meno noiose. Interlagos è un altro di questi esempi, ogni Gran Premio che si svolge lì, non è mai noioso o scontato.

Permettetemi: è un insulto avere circuiti come Sochi, ma soprattutto Abu Dhabi: strutture create senza limiti, da zero come nell’ultimo esempio, dove si poteva liberare la fantasia, sperimentare di più; tutt’altro comunque. Il DRS, come artificio per movimentare la competizione, è l’ennesima conferma che questi tracciati stop & go, sono il fallimento dello spettacolo stesso. Quindi non regolamenti per accrescere le sfide, ma circuiti belli!

Che spettacolo vedere correre le auto attraverso la foresta delle Ardenne, in Belgio, sul rettilineo del Kemmel, per poi buttarsi giù tra Les Combes, Bruxelles, Pouhon, in quella lunga sequenza di magnifiche curve disegnate da mani saggie, da chi ha vissuto, visto e solcato migliaia di circuiti, migliaia di km! Ecco, questo ha bisogno la Formula 1 per consolidare le sue fondamenta e suscitare nuovo interesse.

Circuito di Spa-Francorchamps visto dall’alto

Immaginate, per un momento, di poter ripercorrere il lungo rettilineo che portava alla chicane Clark del vecchio Hockenheimring: era un viaggio in una foresta; un’incognita sapere che vi entrava, e ne usciva.

Vecchio Hockenheimring

Gli interessi economici hanno determinato le location dei nuovi circuiti, sempre più ad Oriente. Ben vengano, perché alcune piste sono belle ed interessanti, ma la F1 ha bisogno di circuiti che esaltino le abilità dei piloti e dei loro mezzi, al massimo delle possibilità.

Concludo dicendo, basta con questi lunghi circuiti piatti monotoni, non cito il responsabile perché tutti ormai lo conoscono, ma mi damando e lascio a voi la risposta: non è ora che la F1 si apra anche ad altri disegnatori di tracciati?

Fulvio Vigilante