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Automotive History. Tra passato e presente dalla strada alla pista. Vanwall.

Il mondo dell’automotive, con le sue mille sfaccettature, ha vissuto e vive ancora di molti protagonisti, di molte case automobilistiche e personaggi che hanno avuto più o meno fortuna. Una storia da raccontare è sicuramente quella della Vanwall, ma andiamo con ordine.

Questa storia nasce dalle corse di Formula 1, nei primi anni della sua istituzione, infatti, le case italiane Alfa Romeo, Ferrari e Maserati dominavano la scena, solo la Mercedes riuscì a contrastare il loro potere. Dalla passione e l’ingegno di un certo Tony Vandervell nasce una sfida, un affronto agli “dei delle corse”, che negli anni ‘50 parlavano quasi esclusivamente la lingua italiana. Vandervell era un industriale inglese, titolare della Thin-Wall bearings, un’azienda che fabbricava cuscinetti e bronzine, ma anche sostenitore della BRM, era un grande appassionato di corse, al punto da acquistare una Ferrari 375 F1 la quale, opportunamente modificata, prese parte a diverse competizioni non titolate.

Inizialmente, l’unico titolo iridato era conferito ai piloti. Il Mondiale costruttori, in principio conosciuto come “Coppa Costruttori”, vide la luce solamente nel 1958. L’eclettico inglese decise in seguito di fondare una propria squadra in grada di competere nel campionato della massima serie automobilistica, chiamando la sua creatura Vanwall il cui nome deriva dall’unione delle prime tre lettere del suo cognome e dalla fabbrica di sua proprietà, Thin- Wall Bearing appunto.  La leggenda narra che la Vanwall nacque in seguito a un contrasto tra Enzo Ferrari e lo stesso Tony.

L’azienda di Vandervell era tra i fornitori tecnici della Scuderia Ferrari, in particolare per la sua produzione di bronzine indiumizzate a guscio sottile. Ferrari non gradì l’impiego sportivo delle sue auto sotto altro nome e nemmeno la partecipazione di Vandervell all’appena nata BRM.

Si racconta che durante una visita dell’industriale inglese a Modena, Ferrari lo lasciò per ore in sala d’attesa. Sembra che questo fatto fu il motivo che spinse Vandervell a fondare la Vanwall, nell’intento di costruire automobili da competizione e gareggiare contro la Ferrari, la storia della casa automobilistica inglese ricorda incredibilmente come è nata la Lamborghini Automobili qualche anno dopo. Da allora, per due anni, le attività principali si svolsero intorno a vetture progettate e costruite nello stabilimento emiliano.

Passarono altri due anni prima che il suo sostegno alla BRM (la British Racing Motors) entrò in crisi. Vandervell considerava infruttuosa la gestione di Raymond Mays, e spinto proprio dalle soddisfazioni ottenute con le brillanti evoluzioni della Ferrari, decise di compiere il balzo decisivo e mettersi in gioco in prima persona. Dal 1953 tutte le forze economiche ed umane furono concentrate nella creazione di una casa automobilistica a tutti gli effetti, la cui sede fu stabilita ad Acton, situata ad ovest del centro di Londra e conosciuta ai più per la sua vicinanza all’aeroporto di Heathrow. 

Nel 1954 si costruisce dalle mani sapienti del progettista Owen Maddock la prima vettura chiamata Vandervell Special equipaggiata con un propulsore Norton, fu portata a battesimo in Formula 1 nel luglio del 1954, sul circuito di Silverstone. A guidarla Peter Collins. Ritiratosi alla prima assoluta, il pilota britannico riuscì a ottenere a Monza un incoraggiante settimo posto.

Il secondo anno prosegue sulla falsariga del primo, con sporadiche apparizioni finite quasi tutte in ritiro, ad eccezione di un nono posto ottenuto a Silverstone, proprio dove un anno prima era iniziata l’avventura in Formula 1 della scuderia inglese. Dopo aver ingaggiato Mike Hawthorn e Ken Wharton, fu ben chiaro a Tony Vandervell come a deficitare ancora fosse la parte telaistica, a fronte di una coppia di piloti discreta e un motore di buon livello. Nel 1956 comparve per la prima volta nella massima serie una degli ingegneri che rivoluzionarono la tecnica, Vandervell infatti affidò la progettazione della vettura di quell’anno ad un certo Colin Chapman.

La vettura che nacque dal celebre ingegnere inglese mostrò delle ottime potenzialità nelle mani dei piloti che si alternarono durante la stagione: Tritignant, Schell, Hawthorn, Gonzalez ed il nostro Piero Taruffi. I risultati non furono eccellenti soprattutto a causa dell’abbondante numero di ritiri, ma la vettura si dimostrò molto veloce. E i frutti dell’affinamento di un ventinovenne Chapman furono maturi nella stagione successiva. Nel 1957 arriva Stirling Moss a rafforzare la line up dei piloti, insieme a Tony Brooks e Stuart Lewis Evans. Il podio ottenuto da Brooks al Gran Premio di Montecarlo si dimostrò essere solo il preambolo per una seconda parte di stagione super: Stirling Moss ottiene 3 vittorie su 4, la prima a Silverstone, seguita dalla doppia affermazione in Italia al Gran Premio di Monza e successivamente in quel di Pescara. Un segno del destino dell’antico proposito del suo fondatore: sfidare l’Italia per togliergli lo scettro dal trono della Formula 1.

Nell’anno seguente, il 1958 la creatura dell’industriale inglese divenne definitivamente vincente, la federazione internazionale istituì per la prima volta il primo campionato costruttori. La Vanwall è la squadra che riesce a concretizzare più di tutti, vince ben 6 gare in calendario, rispettivamente 3 affermazioni per il mitico Stirling Moss e 3 per Tony Brooks. Il primo rimase in lotta fino all’ultima gara in Marocco anche per vincere il titolo piloti, Moss infatti vinse la gara ma non bastò, a Mike Hawthorn alla guida della sua Ferrari bastava un secondo posto per aggiudicarsi il titolo piloti e lo ottenne. La scuderia inglese vinse il titolo di Campione del Mondo Costruttori, la vettura era una VW5, aveva un telaio in traliccio di tubi con pannellatura in lamiera, il telaio era stato progettato da Chapman; l’aerodinamica era stata affidata al co-fondatore della Cosworth, Frank Costin.

Montava un propulsore posizionato anteriormente davanti al pilota, questo era un elemento molto interessante, l’unità termica Vanwall pensata da Leo Kuzmicki, proveniente dalla Norton, è stato un progetto estremamente pragmatico, la Manx era la monocilindrica piu’ evoluta nella classe 500, frutto di uno sviluppo durato anni: perché non utilizzare tutto questo lavoro?

Il motore era essenzialmente costituito dall’unione di quattro gruppi termici Norton Manx monocilindrici da 500 cm³ fusi in una unità singola e raffreddati a liquido e montati su un monoblocco RR di derivazione militare modificato. I cilindri erano singoli e la tenuta con la testata era assicurata da un bordo conico, che si inseriva in una sede della testa. Il tutto veniva fissato da lunghi prigionieri che andavano dal carter alla testata, che erano addirittura esterni alla struttura, costituendo una struttura a sandwich (usata molti anni dopo nei motori Rover serie K), naturalmente la struttura era molto meno rigida, la potenza dichiarata era di 250 cv. Da notare la differenza dei condotti dell’olio nel perno di biella, si nota anche la mancanza di carter secco (che arriverà molto dopo), le coppe dell’olio erano profonde e dotate di varie pompe per garantire la corretta lubrificazione.

La precisione del tiraggio dei prigionieri era fondamentale, l’albero motore era monolitico con bielle scomponibili, naturalmente tutto installato su bronzine prodotte in casa. Nelle sue evoluzioni il propulsore passò da una cilindrata unitaria di 2.0 litri a 2.5 litri, aumentando l’alesaggio. Da notare il guida valvole dello scarico, alettato e a contatto diretto col liquido di raffreddamento, in modo da tener bassa la temperatura di una parte critica come la valvola di scarico.

La gara in Marocco fu macchiata però da un episodio che si rivelò cruciale per il destino della casa inglese; infatti, nel corso del giro numero 40 la Vanwall di Stuart Lewis Evans accusa un grippaggio al motore, diventa praticamente inguidabile e la vettura finisce la sua corsa contro le barriere incendiandosi, senza lasciare via di scampo al pilota, una vera e propria tragedia. La morte del proprio driver sconvolse Vandervell, le sue condizioni di salute si fecero sempre più precarie, dopo il successo del 1958 la casa inglese non sviluppò più i suoi progetti e nel 1961 si ritirò definitivamente dalle scene. Una meteora vincente.

Alessandro Rossi

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