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ALLARME ROSSO

ALLARME ROSSO

L’armata rossa si arena nella sabbia di Melbourne, dopo il trionfo del 2018 una gara anonima e lontanissime dalle frecce d’argento dominatrici, stavolta a fattori inversi giacchè Bottas sciorina una prestazione maiuscola, senza sbavature e bastona anche il povero Hamilton, che in Australia fa 3 su 3 nelle ultime stagioni quanto a partenze orrorifiche che vanificano altrettanti weekend iniziati da dominatore.

Un minuto, si avete capito bene, quasi 60 i secondi che hanno separato la scuderia di Maranello dal vincitore, dal duo argentato, ma anche da un Max Verstappen giustamente a podio con l’unica Redbull davvero competitiva, complice la fase di adattamento al nuovo mezzo da parte di un Gasly primo dei senza punti. Una Redbull che per qualche giro appena prima di metà Gp, ha riportato in testa ad una gara dopo qualche annetto e tantissimi grattacapi, il motore Honda. E che alla tornata 29 consente all’olandese volante in fondo al secondo rettilineo addirittura di fare lo scalpo a Lina, alla Ferrari di Vettel, inerme ed impotente per tutta la gara.

Il tedesco, spaventato da cotanta lentezza, ad un certo punto ha chiesto lumi al muretto, visto che il povero Sebastian, cui a nulla è servito l’undercut con pistop anticipato al giro 15, è stato costantemente il più lento del pacchetto di testa. Compreso il compagno Leclerc, partito rischiando di passare Vettel al via, ma poi autore di un paio di errori che ne hanno condizionato la gara. In Ferrari hanno optato per una diversa strategia in capo al monegasco, pittandolo alla tornata 28 e, a differenza dei big, unico a montare le gomme dure.

Scelta invero strana, anche se poi Charles è stato sempre più rapido del compagno di squadra, gli è arrivato negli scarichi, potenzialmente lo avrebbe passato ma li è stato fermato dalla prima decisione del 2019 sancita dalla gestione Binotto. Alla fine, comunque, la domenica bestiale di Bottas, primo pilota della storia moderna della F1 a portare a casa 26 punti, visto il punto che da quest’anno si assegna all’autore del giro più veloce, fa suonare ancora più forte l’allarme rosso.

Se ci si mette anche il solitamente sonnacchioso finnico a filare come una lippa, per il Cavallino saranno guai. Si dice, come da convenevoli, è la prima gara, la pista di Melbourne non è indicativa, occorre attendere il primo weekend europeo della stagione per avere le prime, vere indicazioni, andiamo piano con i più disfattistici presagi. Ma da qui a Barcellona ci sono gare importanti, punti pesanti, che valgono, eccome. E sarebbe sanguinoso (rosso anche il sangue, tra l’altro…) non rendersi conto che qualche problema c’è.

Un’anno fa da queste parti trionfava la rossa numero 5, riecchegiava l’inno di Mameli, nei box Ferrari le facce erano felici, l’atmosfera festante, lo champagne rendeva appiccicoso l’asfalto del garage di Maranello. 365 giorni dopo più o meno, gli animi sono diametralmente opposti, poca voglia di parlare, di sorridere, di condividere la gioia di un successo cristallino.

Oggi di cristallino c’è il dominio delle frecce d’argento, palesatosi nel weekend in riva al Mar di Tasmania dopo che si sono abilmente nascoste nei test presatgionali in Catalogna. Come nel calcio, anche in F1 non conta alcunchè vincere il precampionato estivo, o le prove invernali a 4 ruote. Conta partire bene, essere costanti e migliorare con l’andare della stagione nello sviluppo delle monoposto per essere in lotta per il titolo sino alla fine.

Cosa che a casa Ferrari, viste le brume autunnali che sono costate parecchi titoli, non riescono a fare da tempi immemorabili per molteplici fattori che si sono sommati, purtroppo, invece che essere assimilati od eliminati.
Troppo spesso si è caduti nelle stesse dinamiche negative, troppo spesso proprio nel gran premio di casa a Monza si è assistito all’inizio della fine, a quell’ottobre rosso che volge ai tormenti di fine stagione. A pagare è stato Maurizio Arrivabene, d’accordo. La vettura a Barcellona non è dispiaciuta nonostante qualche classico colpo di tosse invernale, d’accordo. Come d’accordo, spegnere sul nascere i facili entusiasmi ed ineffabili proclami.

Ma beccare il venerdi di Albert Park 8 decimi, prenderne altri 6 in qualifica e poi finire ad un minuto dalle Mercedes supersoniche sotto la bandiera a scacchi, beh, fa male, molto male ai ragazzi del Cavallino. Che lavorano sodo, che ce la mettono tutta, ma che sono anche stufi di veder sorridere gli amici del garage accanto. E che, come confidatomi da uno di loro a fine gara, non sono certo ottimisti e speranzosi sull’inizio del campionato e sul prosieguo del medesimo nella primavera oramai alle porte.

Le rosse hanno girato costantemente a quasi un secondo dalle frecce d’argento, come del resto quasi tutti i partecipanti alla contesa, non hanno avuto guizzi, non hanno lottato coi rivali, anzi li hanno salutati al via per poi ritrovarli festanti sul podio. E si sono visti anche passare, nel caso di Sebastiano, dal solito Verstappen stavolta con motore nippo. Un duello pulito a differenza di quelli rusticani della stagione scorsa, anche per l’impotenza, o non potenza, della vettura di Vettel.

Vedere una Ferrari apatica, un Cavallino bolso non se lo aspettava nessuno. Primi fra tutti, credo, gli amici di Maranello. Ed ora, via ai soliti processi, alle classiche disquisizioni dei sapientoni a 4 ruote. Calma, serve calma. Certo, la pazienza è da tempo esaurita, l’allarme rosso si è appena acceso. Ma ci sono 20 gare 20. Forza!

Alessandro Sala